Il contratto di somministrazione di lavoro (o lavoro interinale)  è quel contratto che viene stipulato tra un’impresa utilizzatrice e un’agenzia per il lavoro che a sua volta stipula un contratto di lavoro subordinato con il lavoratore.

Attraverso tale contratto quindi l’impresa può chiedere all’agenzia per il lavoro di “inviare in missione” uno o più lavoratori appartenenti a qualsiasi categoria, ovvero operai, impiegati, quadri e dirigenti.

L’attività di somministrazione può essere esercitata solo dalle agenzie iscritte nell’apposito albo, autorizzate dal ministero del Lavoro e accreditate dalle regioni.

Il contratto di somministrazione può essere utilizzato da ogni soggetto, anche non imprenditore, che abbia effettuato la valutazione dei rischi.

Il contratto di somministrazione di lavoro può essere di due tipi:

  • a tempo determinato;
  • a tempo indeterminato (c.d. “staff leasing”).

Forma del contratto di somministrazione di lavoro

Il contratto di somministrazione tra l’agenzia e l’utilizzatore deve essere stipulato in forma scritta e indicare:

  • l’autorizzazione rilasciata all’agenzia;
  • numero dei lavoratori da somministrare;
  • mansioni e livello di inquadramento dei lavoratori somministrati;
  • luogo, orario di lavoro e trattamento economico e normativo dei lavoratori;
  • data di inizio e durata della prestazione;
  • eventuali rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori somministrati.

In mancanza di forma scritta il contratto di somministrazione è nullo e i lavoratori sono considerati a tutti gli effetti alle dipendenze dell’utilizzatore (art. 33 D.Lgs. 81/2015).

Per quanto riguarda invece la forma del contratto che viene stipulato tra l’agenzia e il lavoratore somministrato, questa varia a seconda che si tratti di un contratto di somministrazione a tempo indeterminato o determinato.

Nel primo caso si applica la disciplina dei normali contratti a tempo indeterminato e quindi la forma scritta è necessaria solo se tale requisito è richiesto dalla tipologia contrattuale utilizzata (es. in caso di part-time).   Nel secondo caso la forma scritta è sempre richiesta perché nel contratto dovrà essere indicata la durata del rapporto di lavoro presso l’utilizzatore.

Contratto di somministrazione di lavoro a tempo determinato

Il contratto di somministrazione a tempo determinato è stato oggetto di modifiche ad opera del D.L. n. 87/2018 (c.d. decreto dignità). In particolare, il decreto è intervenuto a riscrivere l’art. 34 co. 2 D.Lgs. 81/2015, che adesso estende anche al contratto di somministrazione la nuova disciplina sul contratto a tempo determinato, con qualche eccezione.

Non trovano applicazione al contratto di somministrazione a tempo determinato i seguenti articoli che disciplinano il contratto di lavoro a termine stipulato direttamente con il datore di lavoro:

  • l’art. 23, che stabilisce il numero complessivo di contratti a tempo determinato;
  • l’art. 24, che regola il diritto di precedenza;
  • l’art. 21, co. 2, che disciplina le pause intermedie tra un contratto a termine e i successivi (c.d. stop & go);

Trovano invece applicazione le altre norme relative alla durata massima del contratto che non può essere complessivamente superiore a 24 mesi, la disciplina delle proroghe e dei rinnovi e la disciplina delle causali.

Per quanto riguarda la durata del contratto, il limite massimo dei 24 mesi va calcolato tenendo conto sia dei periodi svolti con contratto a termine, sia di quelli in cui il lavoratore sia stato impiegato con contratto di somministrazione a tempo determinato, per lo svolgimento delle medesime man