Di fronte all’invecchiamento della forza lavoro e alla necessità di trattenere competenze senior in azienda, la Legge di Bilancio 2026 proroga il cosiddetto “Bonus Maroni”, l’incentivo per chi decide di ritardare la pensione.

Cos’è il Bonus Posticipo

L’incentivo si rivolge ai lavoratori dipendenti che maturano, entro il 31 dicembre 2026, i requisiti minimi per l’accesso alla Pensione Anticipata (es. Quota 103 o requisiti ordinari Fornero), ma scelgono di non andare in pensione e di continuare a lavorare.

Chi esercita questa opzione rinuncia all’accredito dei contributi previdenziali a proprio carico (la quota IVS del 9,19% circa).

L’Effetto in Busta Paga

La rinuncia ai contributi non è un “regalo” all’azienda o all’INPS. Quei contributi, che normalmente verrebbero trattenuti dallo stipendio per essere versati all’ente previdenziale, vengono invece lasciati in busta paga al lavoratore.

Il risultato è un aumento netto dello stipendio mensile pari esattamente alla quota di contributi a carico dipendente (circa il 9-10% in più netto ogni mese).

Esempio: Su uno stipendio lordo di 2.500 euro, il “bonus” vale circa 230 euro netti in più al mese.

Pro e Contro della Scelta

Vantaggi:

– Stipendio netto immediatamente più alto.

– Possibilità di accumulare ulteriore ricchezza continuando a percepire una retribuzione piena invece di un assegno pensionistico (spesso più basso dell’ultimo stipendio).

Svantaggi:

– La quota di pensione futura non cresce più. Rinunciando al versamento dei contributi, il montante contributivo si “congela” al momento della scelta. Quando il lavoratore andrà effettivamente in pensione (es. 2-3 anni dopo), l’assegno sarà calcolato sui contributi versati fino alla data dell’opzione, senza gli ultimi anni di versamenti.

La misura (confermata dai commi 185-197 della L. 199/2025) è quindi una scommessa: incassare di più “maledetti e subito” o puntare a una pensione leggermente più alta in futuro? La scelta dipende dalle esigenze di liquidità immediata del lavoratore.